C’era una volta un giovane angelo. Era un angelo femmina, con due splendide ali iridescenti, un volto delicato e due occhi grandi, profondi e dolcissimi, capaci di leggere nell’anima di coloro che incontrava, asciugare le loro lacrime, guarire i loro cuori dalla sofferenza.
Un giorno di gennaio, quell’angelo prese per sbaglio una corrente di vento che la portò sulla Terra: appena i suoi piedi toccarono il suolo essa si trasformò, poiché le leggi del Cielo non permettevano che occhi umani la vedessero nella sua vera forma.
Essa prese le sembianze di un gatto e vagò per qualche tempo per le strade, cercando di procurarsi qualcosa da mangiare qua e là, schivando le auto in corsa e riparandosi dalla pioggia e dal freddo, nascondendosi in qualche angolino.
L’angelo gatto osservava le persone camminare svelte, a capo chino
, strette nei loro cappotti, lo sguardo puntato in basso e talvolta celato dietro occhiali scuri; nascosta nel suo angolino preferito, vicino a un negozio di fiori, essa pensava che era diventato difficile leggere i cuori della gente, perché erano gelidi, come il vento che sferzava la strada, chiusi dentro muri di pietra, grigi e spessi. Ma l’angelo gatto non demordeva, si avvicinava talvolta a qualcuno per portare il suo conforto, ma i più neanche la vedevano.
“Povere persone…” pensava l’angelo gatto, “come vorrei aiutarle, ma sono tanto perse nel loro dolore che non vedono più una via d’uscita, si trascinano nel loro vivere monotono, giorno dopo giorno, in un quotidiano in cui l’unica luce è il neon dei lampioni, se solo si lasciassero guardare negli occhi…”
Un giorno, l’angelo gatto venne trovato da una giovane donna, che finalmente, dopo tanto tempo trascorso per strada, la vide e si lasciò guardare. L’angelo vide amore negli occhi della ragazza, così si lasciò prendere in braccio e portare in un posto caldo, dove ebbe del cibo e un rifugio. Scoprì che, come lei, altri gatti avevano ricevuto cure in quel luogo.
Di giorno venivano delle persone e dispensavano cibo, coccole, medicine e cure a tutti i gatti ospiti del rifugio; l’angelo gatto le osservava e si accorse che il loro sguardo non era rivolto in basso, il loro cuore non era impietrito ma caldo e battente, al ritmo gioioso della vita. La guardavano negli occhi e lei, coi suoi, entrava loro nell’anima facendola vibrare di una musica sublime, dal sentore d’eternità.
Un giorno, la giovane donna che aveva raccolto l’angelo gatto per strada, non venne a trovarla, portando con sé degli amici: le aveva trovato una famiglia.
L’angelo gatto aveva trovato una casa, con tanti bambini che la colmavano di attenzioni: buon cibo, coccole, cure, giocattoli. Non c’era giorno che l’angelo gatto fosse sola: quando la sua famiglia usciva di casa, chi per andare a scuola, chi al lavoro, essa gironzolava fra le stanze e lasciava il suo profumo ovunque perché al loro ritorno i suoi cari sapessero che lei era stata lì ad aspettarli, prendendosi cura delle loro cose. E la sera, lei li aspettava davanti alla porta, appollaiata sul mobile basso all’ingresso, accanto al televisore, pronta ad accogliere ognuno di loro al rientro, col suo speciale dono di benvenuto: un elegante cenno col capo e una carezza con la sua lunga coda affusolata. Di solito, ognuno di loro a quel saluto si abbassava verso di lei e i loro occhi si incontravano, con uno scambio d’amore che sapeva far sparire ogni malumore, ogni dolore, ogni disappunto dall’anima degli umani. L’angelo gatto era tornata a compiere la propria missione ed era felice di questo.
Ma, appunto, era un angelo e come tale non era destinata a vivere troppo a lungo sulla terra. Il suo posto era in cielo, la sua missione guarire i cuori delle tante persone, perse nella solitudine, che aveva incontrato sulla terra, ma erano così tante che non avrebbe mai potuto raggiungerle tutte, con le sue piccole quattro zampine, né in una sola vita terrena.
Per poter compiere la sua missione doveva spogliarsi delle sue sembianze feline, recuperare le sue meravigliose ali iridescenti e tornare a volare libera, riconquistando la sua vita immortale.
Ogni giorno, Audrey, l’angelo gatto, guardava i volti della sua famiglia e sapeva, in cuore suo, di doverli lasciare, per tornare al suo posto, in cielo fra gli angeli, ma ciò la rendeva triste e sapeva che avrebbe reso tristi anche loro, perciò per lungo tempo rimase con la famiglia che l’aveva accolta.
Una notte, però, l’angelo gatto sentì la voce del suo signore dal cielo che le disse: “Audrey è tempo per te di tornare a casa, hai fatto molto sulla Terra, ma molto di più potrai fare dal Cielo. Tanti sono i cuori spezzati, induriti e spenti che dobbiamo guarire. Devi salutare la tua famiglia e tornare in cielo da noi.”
L’angelo gatto divenne triste, respirò affannosamente per l’ansia e il dolore che quel distacco avrebbe procurato sia a lei che alla sua famiglia. Ma sapeva qual era il suo dovere. E obbedì.
Il suo signore le mando’ un forte vento, l’angelo gatto gli si abbandonò e venne portata in alto, verso le stelle. Il vento si trasformò in un vortice e Audrey iniziò a girare in tondo: man mano che roteava, le ali iniziarono a rispuntare dalle sue spalle, i suoi agili arti felini tornarono ad assumere l’aspetto di braccia e gambe, il pelo bianco e grigio lascio’ il posto ad una splendida tunica candida e il musetto a triangolo tornò ad essere il volto angelico dagli occhi grandi e dolcissimi, che aveva avuto tempo prima. Era di nuovo un angelo.
Dall’alto del cielo, Audrey osservava la sua famiglia, affranta per la sua perdita ed era tanto dispiaciuta per loro, così mandò loro due piccoli angeli gatti, ancora cuccioli, perché lenissero il loro dolore. Fu sollevata, quando vide che c’era ancora abbastanza amore nei cuori dei suoi amici umani per guardare negli occhi i giovani angeli gatti e lasciarsi guarire.
Allora, Audrey superò a sua volta il dolore di quel penoso distacco: sia lei che la sua famiglia avrebbero conservato per sempre nei loro ricordi l’affetto che avevano condiviso, ma accettando la guarigione che solo il rinnovarsi dell’amore poteva donare loro, ricominciarono, tutti, a vivere.
Audrey guarì e tornò a sorridere, spiegò le sue ali iridescenti e ricominciò a volteggiare nel cielo, cercando cuori sofferenti, cui portare consolazione. E così tanti ne curò, ed a loro volta tanti altri essi ne curarono, che ben presto il grigiore del mondo iniziò a lasciare il posto all’azzurro del cielo.
